Pensieri allucinati sul vaso François

Alla fine che cose’è un vaso? Cosa può dirmi di speciale? Cos’ha d’importante un vaso ritrovato in un tomba etrusca probabilmente importato da Atene?

Sinceramente, non ne ho la più pallida idea. Non so cosa supporre a parte che chi se l’è comprato non doveva certo essere povero in canna. E che i greci a commerciare con gli etruschi ci tenessero parecchio se si scomodavano a fare certi capolavori per loro.

Oltre a ciò, posso solo immaginare. Posso immaginare banchetti e simposi, e il padrone di casa mescere il vino con l’acqua nel cratere, per brindare agli dei. Posso ipotizzare come si sentisse importante, con quel vaso greco decorato interamente di preziosi fregi che riguardavano, pensate un po’, il valoroso Achille. Posso pensare all’invidia dei commensali per quell’oggetto tanto prezioso, talmente prezioso da volerlo portare con se nella tomba. Posso inventare servi attenti e zelanti che lo maneggiano con estrema cura, per non incorrere nelle ire del loro padrone, oppure che pensano segretamente, di tanto in tanto, di volerlo vendere per guadagnare un sacco di soldi e iniziare a viaggiare per mare.

Posso vedere i bambini, sfuggiti al controllo delle madri distratte, trafugare il vaso dalla sala del banchetto e scorrere le piccole dita sulla superficie liscia, sussurrando i nomi di dei sconosciuti e grandi eroi, nascosti in un cantuccio del giardino, quasi a raccontare una storia segreta. Posso immaginare il cratere in bella vista, su un bel tavolo, che riflette la luce del sole che sorge, che filtra da una una porta che aperta sul peristilio.

Sono quasi certa che per giungere in quella casa abbia viaggiato per mare, in una cassa di legno, e che magari, un marinaio disattento, abbia rischiato di farlo cadere durante il trasporto, con sommo disappunto del comandante, decisamente poco intenzionato a perdere il compenso per il carico.

Posso anche convincermi che Kleitias pensasse ai suoi bambini mente dipingeva quei grandi eroi con lo stilo appuntito, al crepuscolo, quando raccontava loro miti e leggende prima di andare a dormire.

Posso pensare che Ergotimos, modellando la ceramica cercasse di dare tutto se stesso, pensando di mostrare il valore dei ceramisti attici nelle terre lontane, sperando che il suo nome sarebbe diventato celebre.

Posso dire a me stessa che ogni centimetro del vaso è impregnato dell’essenza di anime vissute millenni fa, che hanno lasciato una traccia, a loro modo, su di esso.

Tutto questo, però, nel mio saggio di archeologia non lo posso scrivere, non è scienza. Per ciò lo butto nel Pozzo.

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2 thoughts on “Pensieri allucinati sul vaso François

  1. michela goi ha detto:

    Cenabis bene, mi Fabulle, apud me
    paucis, si tibi di favent, diebus,
    si tecum attuleris bonam atque magnam
    cenam, non sine candida puella
    et vino et sale et omnibus cachinnis.

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