Cerchi, quadrati e Onigiri

Da un po’ di tempo a questa parte non leggo più molto. Sarà che l’università inglese mi concede ritmi decisamente più serrati di quella italiana, sarà che non mi va di scrivere una recensione della Repubblica di Platone, ma tant’è: non ho niente di nuovo da consigliare ai miei “25 lettori”. Il fatto che non legga libri comunque, non significa che non abbia nessuna nuova ossessione da buttare nel pozzo.

La prima ossessione è prettamente nel burrone che separa Dante e la matematica: la teoria della quadratura del cerchio. Devo ammettere che questa genialata non l’ha partorita la mia mente, ma è dovuta alla lettura di una storia che consiglio caldamente: Di Carne e Carta di Myria (che potete trovare proprio qui: www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=554024&i=1). Quindi thumbs up per Myria! Immaginate che le persone siano cerchi. E immaginate che per capirle ci serva qualche formula matematica (no, non tirate fuori “raggio alla seconda per pi greco”: è troppo facile!!!). Le persone sono cerchi che noi ci ostiniamo a voler far quadrare, a voler capire fino in fondo. Ma, se per qualcuno il calcolo risulta quasi del tutto risolto, con altri non ci riusciamo: non quadra. Da quando ho ragionato su questa teoria, mi è capitato sempre più spesso di pensare che qualcuno non quadrasse, spaventandomi di quanto calzasse effettivamente con i nostri tentativi velleitari di tentare di capire a fondo qualcuno che comunque non si vuole far capire. In fondo, succede: c’è a chi piace farsi leggere come un libro o chi preferisce fuggire restando chiuso in un alone di mistero. I cerchi non quadrano.

 

Altra ossessione del periodo derivi da Fruits Basket, un manga di Natsuki Takaya. Io ne sono venuta a conoscenza soltanto tramite l’anime, però sto cercando di reperire il formato cartaceo. La protagonista di questo manga, Toru, da piccola veniva coinvolta in questo gioco per bambini chiamato “cesto di frutta”, durante il quale un capitano assegna il nome di un frutto a tutti i partecipanti. In seguito, quando egli chiama il nome del frutto, il bambino si alza e partecipa al gioco (mi ricorda vagamente il “lupo mangiafrutta” dei miei anni dell’asilo ed elementari). A Toru veniva sempre assegnato l’onigiri, che altri non è che una polpetta di riso. La bambina inizialmente non si rendeva conto di essere stata in realtà esclusa dal gioco, pensando invece a quanto fossero deliziose le polpette di riso. Crescendo, però, si rende conto di quanto in realtà lei si senta veramente come un’ onigiri in un cesto di frutta: totalmente fuori posto.

Ecco, queste le mie nuove ossessioni, giusto perchè volevo notificare al popolo del net che non si è ancora liberato di me.

See you non troppo soon (:

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