Video killed the Radio Star

Ho voluto, dopo aver dato uno sguardo agli ambienti in cui bazzico nel tempo libero, dedicare un post a cosa significa essere fan nel 2011. Non è una tematica così scontata, perlomeno per quanto mi riguarda. Non a caso ho voluto citare la canzone dei Buggles nel titolo: la domanda che mi pongo è: quanta parte ha l’aspetto di un cantante o di una band nella nostra decisione di diventare fan? Una volta, quando MTV non si riceveva quasi per nulla e internet era un un privilegio di pochi, la musica si ascoltava prevalentemente per radio. Passava un brano, ci piaceva, ci entrava in testa un ritornello, magari decidevamo di comprare il cd, perché no. Quello che mi importa sottolineare, però, è che ciò che ci colpiva era la musica. Ci colpiva il ritmo, la voce. Ci ritrovavamo, volenti o nolenti, a battere un piede, a ballare per la casa vuota, a cantare a squarciagola in macchina sembrando dei pazzi. Era il colpo di fulmine musicale, a quel punto non potevi fare altro che cercare il cd, o l’audiotape in tempi ancora più remoti, chiedendo ad amici e conoscenti o al tuo negozio di musica di fiducia. Dopo aver consumato il tuo supporto audio, decidevi che era l’ora di andare ad un concerto. Quello era il momento epico dell’incontro di audio e video, in cui i canali di comunicazione si fondevano per lasciarti sconvolto e confuso.

Ora però, è tutto diverso. A pochi capita di arrivare prima alla musica e poi ai musicisti. Si vede la foto di una band, si decide che è conforme ai propri gusti estetici, magari si ascoltano una canzone o due. Forse ci piacciono, forse no. Decidiamo di farcele piacere, perché “se è bello lui lo è anche la sua musica”. Si va ai concerti perché il cantante è “figo”, il chitarrista è “da paura” o il batterista è “scopabile” (passatemi il termine). Però, sul repertorio musicale, nebbia assoluta. Conosci il tormentone, quello più famoso, che ha più visualizzazioni su YouTube. Le prime canzoni e i demo? Ma chi se ne importa!! Alla fine quello che conta è adesso, no?

Mi dispiace, ma io ho bisogno di credere che a farla da padrona sia ancora la musica. Continuo a pensare che, nonostante ai vari produttori la pubblicità faccia comodo e il marketing visivo funzioni alla grande, io posso scegliere cosa ascolto indipendentemente dal fatto che il cantante sia bello o meno, che il chitarrista sia vivo o morto, che il batterista sia del Burundi o di Los Angeles. Perché, continuo a sostenere che tu, chitarrista, puoi avere anche un viso d’angelo, ma se non sai tenere in mano una chitarra, beh, puoi anche startene a casa. Perché continuo a pensare che siamo fan e abbiamo una coscienza critica che ci permette di scegliere e di decidere cosa ci piace e cosa no in modo intelligente.  Possiamo permetterci di non seguire alla cieca chiunque prenda un microfono in mano, quindi usiamo questo diritto perché siamo persone, non pecore.

Sapete cosa succede a me? Mi “innamoro” di una band quando ascolto una canzone e penso “hey, sta dicendo proprio quello che voglio dire io nel modo in cui vorrei farlo”. Quando non dici più quello che voglio dire, caro cantante, posso spegnere la radio.

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