Paper lovers

è arrivato il momento nella mia vita di lettrice in cui mi chiedo se l’amore che provo per i libri, per le storie, per la fantasia e la creatività sarà mai replicabile per un essere umano. Forse, a leggerla così, sembra una domanda da misantropa senza speranza, con un’aura un po’ apocalittica, ma vi assicuro che non è proprio questo il problema: ho accettato da tempo la mia natura di misantropa.

Scherzi a parte, chi ha passato la propria esistenza a leggere libri, come la sottoscritta, e a cui è capitato di conoscere almeno un’autrice come Emily Dickinson, le sorelle Bronte (chiedo venia per la mancanza di Umlaut), Jane Austen, deve essersi posto la medesima domanda: come possono donne che non hanno mai conosciuto l’amore, che non sono mai state sposate o che, caso limite, hanno passato la propria esistenza chiuse in una stanza, scrivere di sentimenti così profondi e vividi? Come fa chi non lo conosce nella realtà a creare l’amore sulla carta?

Ecco il danno: leggiamo Cime Tempestose, Jane Eyre, Orgoglio e Pregiudizio e passiamo l’esistenza ad aspettare che nelle nostre vite giunga un Heatcliff, un Mr Darcy o qualunque protagonista delle storie di queste autrici. Al confronto, gli uomini reali sembrano quasi sbiaditi, privi di mordente…poco emozionanti. La letteratura di fine ottocento, la fiction, ha creato a molte (e mi ci metto in mezzo per onestà intellettuale) delle aspettative verso gli uomini fuori dall’ordinario, rendendoci perlomeno poco propense a prendere in considerazione l’ordinario: la realtà.

Esiste dunque un compromesso? O è necessario ad un certo punto della vita fare pace col cervello e convincersi che l’amore di cui si scrive in questi romanzi non è altro che il frutto di una mente troppo dedita alle speculazioni amorose? O bisogna farsi d’un tratto ciniche, persuadersi che i veri grandi amori sono solo di carta?

Per quel che vale, sono sempre stata piuttosto contraria agli aut/aut. Sono persuasa che il potere dell’immaginazione umano vada ben oltre la realtà, ma anche che la realtà potrebbe andare ben oltre le nostre aspettative, se noi glielo permettessimo. Se io mi chiamassi Elizabeth Bennet e vivessi nel 1800 o giù di lì, non farei altro che aspettare un Mr Darcy nella mia vita. In quest’epoca però, affrontiamo i fatti: probabilmente potrei ridergli in faccia. Non perchè io sia particolarmente cinica o acida (ok, lo ammetto…), ma perché anche l’amore, come l’uomo, cambia. E l’amore di oggi si riflette nella letteratura di oggi. E, sinceramente, tralasciando alcune illustri eccezioni, preferisco crearmi false aspettative con l’amore di chi in realtà di questo sentimento non ne sapeva affatto, piuttosto di conformarmi ai nuovi guru delle relazioni amorose che sfornano libri un giorno sì e l’altro pure.

Probabilmente gli uomini perfetti resteranno sempre e solo di carta, ma l’amore è anche questo, alla fine. Forse preferisco un amore di carta, piuttosto che un amore digitale. E, mentre aspetto il signor Rochester del ventunesimo secolo, mi leggo un bel libro: si sa mai… 🙂

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One thought on “Paper lovers

  1. Manuel ha detto:

    Mi ero perso la seconda parte vedendolo su Twitter 😉
    Non voglio fare un altro post, quindi proverò ad essere sintetico. Trovo molto vero quello che hai detto. E come ti dicevo, un problema di base del mondo che descrivi è quello di essersi innamorati dell’amore vedendolo così perfetto da non potersi più accontentare della fallacità del mondo circostante. Perchè anche l’amore, come la Chiesa, le banche e la politica, è fatto di uomini e donne che nelle loro azioni sono per definizione fallaci e finiti. Come possono quindi realizzare qualcosa di perfetto ed infinito come descritto nei romanzi che hai descritto?
    Un altro aspetto che mi preme è quello che hai toccato citando modelli maschili di “innamorati”: creano delle terribili aspettative nelle lettrici. Terribili perchè lontane dalla realtà, sia del tempo (pensandoci bene, fuori dai romanzi uomini così erano unici) che odierna (come hai giustamente detto). E quindi non appena conosci qualcuno, ecco che sei subito lì a cercare di spulciare dalla lista dell’uomo perfetto le caratteristiche… “Peccato, questa manca… magari trovo in giro di meglio”. O forse è soltanto il fatto che ti sembra che il cuore non ti batta tanto forte quanto batteva a Catherine quando vedeva Heathcliff e allora ti rassicuri che quello che hai davanti non è l’uomo perfetto. Va osservato infine che a quei tempi l’approccio all’altro sesso aveva una dinamica che oggi è persa (ma che io adorerei): non eri bombardato di modelli/e dalla TV, l’altro sesso lo conoscevi alla feste da ballo dove trascorrevi delle mezzore con una possibile partner… oggi cosa gli corrisponde? lo speed-dating. Tre minuti per capire se c’è l’alchimia tra due persone sedute ai capi opposti di un tavolo mi pare insufficiente rispetto al ballo che richiede anche una fisicità (pura eppure carnale allo stesso tempo).

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