Di Neve tardiva e foreste impenetrabili – le copertine disagio

Negli ultimi mesi ho identificato un tipo di copertina che per me significa automaticamente disagio: solitamente comprende uno scenario invernale, alberi e neve, forse una figura solitaria. La palette di colori compresa in questo tipo di copertine è solitamente blu, bianco e argento.

I libri che mi hanno fatto identificare la mia sinestesia sono stati The Snow ChildOur Endless Numbered DaysNeve.

Tutti questi libri mi hanno fatta sentire in qualche modo a disagio, sia perché magari non conoscevo abbastanza l’argomento al momento della lettura, sia perché alcuni era fuori dalla mia solita comfort zone.

The Snow Child è la storia di una coppia che si trasferisce in Alaska nei tempi della corsa all’oro tra il 1890 e il 1910 e viene visitata durante l’inverno da una misteriosa bambina che sembra essere portata dalla neve. Il ritmo della storia è scandito da queste apparizioni e l’intreccio ne risulta talvolta ripetitivo; questa caratteristica riflette in modo interessante lo stile di vita di questi tempi duri, ma, allo stesso tempo, può rendere la lettura noiosa a tratti. Ho trovato la parte finale prevedibile e poco interessante. Consigliato (con riserve) agli amanti dei romanzi “invernali”.

Our Endless Numbered Days è la storia di un padre che negli anni ’70 decide di rapire prendere la propria figlia e trasferirsi in una capanna in una foresta tedesca, raccontando alla figlia che sono gli unici sopravvissuti dopo che una tempesta ha distrutto il resto del mondo circostante. La narrazione alterna racconti della ragazza del suo tempo nella foresta e momenti nella Londra contemporanea (1985), dopo il suo ritorno. La narrazione, in prima persona, è molto vivida e fisica; l’autrice non è spaventata dal racconto dei particolari più sordidi della sopravvivenza nella foresta. Allo stesso tempo, però, la vicenda è raccontata con particolare delicatezza, esplorando temi non proprio semplici in modo accessibile e non scontato. Caldamente consigliato.

Neve è un romanzo difficile, per molti motivi: in primis, è lungo. In secondo luogo, tratta il tema oltremodo attuale delle differenze tra Islam e cultura occidentale, nel teatro di Kars, cittadina turca al confine con l’Armenia. La prosa è molto elegante e il tema è trattato in modo molto personale, senza giudizi o pregiudizi. Mi sono trovata a non simpatizzare troppo per nessuno dei personaggi, cosa che forse ha guastato un po’ la lettura. Sarei forse riuscita a godere di più della lettura se avessi fatto qualche ricerca preliminare sulla storia di Kars. Consigliato agli amanti della storia Turca e a chi fosse interessato alla prospettiva di un noto scrittore turco sul cultural clash tra Europa e Islam.

Anche voi avete delle copertine che vi ispirano istantaneamente disagio? Raccontatemelo!

See you later, alligators.

 

 

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